Dr. Drer & CRC Posse - In Sa Terra Mia

Posse della vecchia scuola dei primi anni ‘90, già da allora con soundsystem al seguito nelle manifestazioni, quando il suono hip hop e la sua filosofia di vita (graffiti compresi) faceva finalmente capolino nell’italietta della prima repubblica già stanca ma assuefatta di chi allora corrompeva e che oggi, riciclato, complice del nuovo ordine mondiale esportatore di “democrazia”, destruttura le leggi e la Costituzione al proprio servizio.
Posse che già allora sparava versi in rima nella variante campidanese, con “arrepadoris” come “is cantadoris” di palco, che riportavano i fatti e stralci di cultura, nemici del regime e per questo censurati e bloccati nel ventennio. Posse oggi come allora nel vortice di una censura che impedisce la “conoscenza”. Perché oggi come ieri “Nel grande Stato italico è vietato criticare quei predicatori che vogliono negare, proibire un diritto civile elementare, e se li contesti sei tu il criminale”, mentre “criminali siete voi, e lo dite sempre a noi, perché critichiamo voi … (“Ma che colpa abbiamo noi”).
Posse sempre alla ricerca delle proprie radici, is arreixinas che sostengono un Popolo e che, nonostante tutto, r-esiste. Posse dipinta con le fantasie policrome del reggae e ragamuffin, con suoni riverberati dub e musica del “mondo”. Posse che “In Sa Terra Mia” cura i suoni e li condisce sapientemente, anche con inserti radiofonici di Radio Press quella che, negli anni 70, sarebbe stata definita radio libera, in perfetta sintonia con l’album perché questa è la Sardegna viva, vera, che si mobilita e si indigna contro “sa classi isfrutadora”, il sacco delle coste, lo scempio di Tuvixeddu, le basi militari.
Drer e questa Posse, col suo seguito, è “l’altra” Isola contro “is meris” e, ovviamente, contro i servi, tzeracus, dei viceré di turno sempre in attesa di briciole cadute dalle tavole dei potenti.
Un suono pulito e ben curato, con gradite incursioni nel sound bristoliano dei Massive Attack nella terza track “In sa terra mia”, dove la voce calda e convincente, alla Raiz, di Enzo Saporito (Kenze Neke/Tzoku) trasmette sensazioni forti perché “in sa terra mia callentat su soli dònnia dii”. Azzecatissima la collaborazione con Militant A e Pol G (Assalti Frontali) in “Pulima”, brano danzereccio e potente che farà certamente scaldare le piazze sarde nelle serate estive.
Non mancano ballate popolari anni 60/70 come “Quella sera a Milano” o il brano “denuncia” “Signor Giuseppe” a suggellare l’impegno sociale e politico della Posse, (se mai ci fossero stati dubbi).
Disco quindi convincente grazie alla bravura di Alex P nell’apparecchiare suoni effetti e “scarràffius”, alla calda voce di Giorgia ed agli inserti di Bachis alla tromba, che arricchiscono il disco e lo introducono a pieno titolo nel panorama musicale dei gruppi indipendenti.
Saludi e trigu .