sabato, aprile 02, 2011

5 x mille all'Associazione Amicizia Sardegna Palestina


Qui di seguito l'invito a devolvere il tuo 5 x mille all'Associazione Amicizia Sardegna Palestina

"Anzitutto ringraziamo tutti coloro che lo scorso anno ci hanno voluto sostenere anche con la devoluzione del 5 per mille. Anche quest'anno sarà possibile devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi, essendo l'Associazione Amicizia Sardegna Palestina inclusa nell’elenco dei beneficiari del 5 per mille. La legge 266 del 23.12.2005, art. 1, c. 337-340, ha introdotto il 5 per mille: si tratta di un contributo destinabile, per decisione del contribuente, ad associazioni di volontariato, Onlus, ricerca scientifica.

La scelta di destinare il 5 per mille, che potrà essere effettuata nella prossima dichiarazione dei redditi, non comporterà alcun aggravio delle imposte da versare, ma é importantissima per la nostra Associazione. Quest'ulteriore contributo, ci permetterà di raggiungere ulteriori e maggiori risultati e rendere ancora più efficace il nostro lavoro.

Ma c’è anche un altro modo semplice per aiutarci: fotocopia questo volantino e distribuiscilo a quanti più amici e conoscenti possibili. l'Associazione Amicizia Sardegna Palestina chiede di essere sostenuta anche in questa forma per chi compila il modello 730 o il modello Unico compilando la scheda per la destinazione del 5 per mille:

1. immettendo i propri dati anagrafici e il proprio codice fiscale

2.firmando nel riquadro indicato come "sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..." (il primo a sinistra dei quattro che si trovano nella dichiarazione)


3.indicando in quel riquadro il codice fiscale 92084790929.


I titolari di un solo reddito da lavoro dipendente o di una pensione che non devono presentare la dichiarazione dei redditi possono consegnare la scheda (come si fa anche per l'8 per mille) in busta chiusa ad un ufficio postale, a uno sportello bancario o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti ecc.).

Per informazioni sull'associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina scrivi a: sardegnapalestina@libero.it; o invia una lettera all’indirizzo: Via Monte Santo, 28 - 09100 Cagliari - Tel. n°33910337

martedì, febbraio 01, 2011

AL ARD DOC FILM FESTIVAL – programma proiezioni



AL ARD DOC FILM FESTIVAL – Lista Film ammessi e programma proiezioni
Cine-teatro Ersu “Nanni Loy”

Casa dello Studente, via Trentino – Cagliari

15, 16, 17, 18, 19 febbraio 2011



Programma

Martedì 15 febbraio ore 17.00

Introduzione a cura di Monica Maurer e Giuseppe Pusceddu

Proiezioni e incontri con i registi

Tale of Existence, di Osama Jibat, Palestina, 2009, 20′ (arabo con sottotitoli in inglese).

This is my Land This is my Home, di Nazem Shreydy, Palestina, 2010, 53′ (arabo con sottotitoli in inglese).

Un Mardi, di Sabine El Chamaa, Libano, 2010, 20′ (arabo con sottotitoli in inglese).*

Into the Light, di Hassan Ataya, Libano, 2009, 37′ (arabo con sottotitoli in inglese).

Cluster Bombs, di Youssef Ahmad, Libano, 2008, 12′ (arabo con sottotitoli in inglese).

Thorns and Silk, di Paulina Tervo, Regno Unito, 2009, 13′ (arabo con sottotitoli in italiano).

Gaza Hospital, di Marco Pasquini, Italia, 2009, 84′ (arabo, inglese con sottotitoli in italiano).


Mercoledì 16 febbraio ore 17.00

Proiezioni e incontri con i registi


Gaza Souvenirs, di Samuel Albaric, Francia, 2007, 47′ (arabo, francese con sottotitoli in inglese).

The Road to Gaza… is Open, Abd Al Ghany, Siria, 2009, 14′ (arabo con sottotitoli in inglese).*

Crystal Grapes, di Sahera Dirbas, Palestina, 2009, 14′ (arabo con sottotitoli in inglese).*

138 Pounds in My Pocket, di Sahera Dirbas, Palestina, 2009, 20′ (arabo, inglese con sottotitoli in italiano).

Iraq: War, Love, God and Madness, di Mohammed Al Darradji, Iraq/Regno Unito/Olanda, 2009, 82′ (arabo con sottotitoli in inglese).

I Datteri del deserto di Al-Jufrah, di Walter Bencini, Italia, 2010, 30′ (italiano, inglese con sottotitoli in italiano).

Piazza Pulita, di Piero Fontana – Nandino Capovilla, Italia, 2009, 38′ (italiano, inglese con sottotitoli in italiano).


Giovedì 17 febbraio ore 9.00

Palestina in cattedra.

Incontro dibattito con don Nandino Capovilla coordinatore nazionale di Pax Christi e gli studenti delle scuole superiori.


Piazza Pulita, di Piero Fontana – Nandino Capovilla, Italia, 2009, 38′ (italiano, inglese con sottotitoli in italiano).

Le chiavi di Gaza, di Nandino Capovilla, Italia, 2010, 12’ (italiano, inglese con sottotitoli in italiano).

Proprio così, di Nandino Capovilla, Italia, 2005, 30’ (italiano, inglese con sottotitoli in italiano).


Ore 16.00

Proiezioni e incontri con i registi

Aisheen, Still Alive in Gaza, di Nicolas Wadimoff, Svizzera/Qatar, 2010, 88′ (arabo con sottotitoli in inglese).

Kidnap Factory, di Ravin Asaf, Germania/Kurdistan, 2009, 7′ (arabo con sottotitoli in inglese).*

Fragments of a Lost Palestine, di Norma Marcos, Francia, 2010, 74′ (arabo, francese, inglese con sottotitoli in inglese).

Inshallah Beijing!, di Francesco Cannito – Luca Cusani, Italia, 2009, 52′ (arabo, inglese con sottotitoli in italiano).

Munich Revenge, di Khaled Ajamia, Irlanda/Palestina, 2009, 42′ (arabo, inglese italiano con sottotitoli in italiano).

Just Another Day, di Hisham Zreiq, Germania/Palestina, 2009, 13′ (arabo, tedesco con sottotitoli in italiano).*

The Sons of Eilaboun, di Hisham Zreiq, Germania/Palestina, 2007, 23′ (arabo, inglese con sottotitoli in italiano).


Venerdì 18 febbraio ore 16.00

Proiezioni e incontri con i registi

12 Angry Libanese, di Zeina Daccache, Libano, 2009, 78′ (arabo con sottotitoli in inglese).

Deyrouth, di Chloè Mazlo, Francia, 2010, 17′ (arabo, francese con sottotitoli in italiano).

Baram & Hamza, di Zaid Abu Hamdan, Giordania/Usa, 2010, 18′ (arabo, ebraico con sottotitoli in inglese).*

This Palestinian Life, di Philip Rizk, Egitto/Palestina, 2009, 28′ (arabo, inglese con sottotitoli in italiano).

This is my Land… Hebron, di Giulia Amati – Stephen Natanson, Italia, 2010, 72′ (inglese con sottotitoli in italiano).

The Problem – Testimony of Saharawi People, di Jordi Ferrer – Pablo Vidal, Spagna, 2009, 82′ (Spagnolo, Hassania con sottotitoli in Inglese).

Sabato 19 febbraio ore 16.00

Proiezioni e incontri con i registi


Maesmak, di Georges Salameh, Italia/Grecia, 2008, 20′ (arabo, greco, inglese con sottotitoli in italiano).

Il popolo delle due coste, di Riccardo Cingillo, Italia/Tunisia, 2010, 30′ (arabo, italiano con sottotitoli in italiano).

Filo Sottile, di Tomaso Mannoni, Italia, 2010, 8′ (italiano).*

A New Day Has Com, di Emiliano Sacchetti, Italia, 2010, 60′ (arabo con sottotitoli in italiano).

Gaza… Strophe, di Samir Abdallah – Kheridine Mabrouk, Francia/Palestina, 2010, 100′ (arabo con sottotitoli in italiano).


Ore 20,30

Cerimonia finale con la proclamazione dei vincitori di Al Ard Doc Film Festival 2011


* Opera fuori concorso



martedì, gennaio 25, 2011

Presentazione del progetto di Cooperazione con Gaza


“Promozione della salute psicosociale e dell’istruzione dei bambini vittime della violenza politica e sociale nella Striscia di Gaza” con contributo L.R. 19/96

Giovedì 27 gennaio 2011

ore 17,00

Presso Hostel Marina

Scalette S. Sepolcro – Cagliari

L’evento prevede

Proiezione del Film “Reportage su Gaza”

introduce

Fawzi Ismail (Presidente Associazione Amicizia Sardegna Palestina)

Gaza oggi a due anni dall’Operazione Piombo Fuso

intervengono

dott.ssa Aide Esu (Università degli Studi di Cagliari)

Gerusalemme: il cantiere permanente

dott. Marco Sechi e dott.ssa Barbara Cauli

(Regione Sardegna – Presidenza Servizio Affari Comunitari e Internazionali)

La Regione Sardegna e la cooperazione internazionale nei Territori Palestinesi Occupati

espone il progetto

Mariangela Pedditzi (Associazione. Amicizia Sardegna Palestina):

seguirà dibattito

www.sardegnapalestina.org

Locandina “Gaza oggi a due anni dall’operazione piombo fuso”

martedì, dicembre 28, 2010

Palestina: Un Paese Normale

martedì 11 gennaio 2011
- ore 21,00 -
Presso la Biblioteca Delle Oblate
- Via dell'Oriuolo 26 Firenze -
Wasim Dahmash e Lucia Rostagno
Presentano il libro
"Palestina: un paese normale - Un toscano del settecento in levante" di Lucia Rostagno


martedì, novembre 23, 2010

Presentazione ''PALESTINA: UNA TERRA CANCELLATA DALLE MAPPE''


UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI - Dipartimento Storico Politico Internazionale dell'Età Moderna e Contemporanea

Presentazione del volume collettaneoPALESTINA: UNA TERRA CANCELLATA DALLE MAPPE

Venerdì 26 novembre 2010 ore 17:00

Aula MagnaFacoltà di Scienze Politiche – Viale S. Ignazio, 78 - Cagliari

Interverranno:Wasim Dahmash (Dipartimento di Linguistica e Stilistica)Fawzi Ismaʽil (Associazione Amicizia Sardegna-Palestina)Nicola Melis (Dipartimento Storico Politico Internazionale)

Presiederà: Aide Esu (Dipartimento di Ricerche Economiche e Sociali) In collaborazione conAssociazione AmiciziaSardegna Palestina

Un libro fondamentale per la denuncia del sionismo e per capire un conflito irrisolto da decenni

"Palestina. Una terra cancellata dalle mappe"


Comunicato stampa

E’ in distribuzione nelle librerie italiane un libro importante: "Palestina.: una terra cancellata dalle mappe. Dieci domande sul sionismo". Il testo collettaneo contiene gli atti del convegno di Roma sul sionismo del novembre 2009 organizzato dal Forum Palestina e quindi una ventina di interventi e relazioni di studiosi, giornalisti e attivisti italiani e stranieri che vi hanno partecipato.

Il convegno e il libro hanno avuto il merito di rompere un “tabù” che da troppi anni ha bloccato in Italia ogni discussione storica, politica sul sionismo accettando – nei fatti – l’egemonia della narrazione della leadership israeliana sulla questione palestinese e sull’operazione coloniale che ha portato nel 1948 alla nascita dello Stato di Israele, un dato questo che ha portato materialmente alla cancellazione della Palestina dalle mappe del Medio Oriente.

Neanche troppo velatamente gli autori e il libro replicano alla tesi esposta anche dal Presidente della Repubblica Napolitano, secondo il quale "l'antisionismo è antisemitismo". Una copia del libro verrà inviata al Presidente Napolitano affinchè abbia a disposizione materiale abbondante per rettificare la sua tesi che tutti gli autori respingono con forza.

Le domande poste per la discussione del convegno e approfondite nel libro, azzardano diverse questioni: il sionismo può essere considerato una ideologia diversa da quella eurocentrista e ultranazionalista che ha ispirato il colonialismo europeo dell’Ottocento e il neocolonialismo nel Novecento? Su questa domanda le risposte degli autori non sono tutte unanimi e la discussione annuncia una necessità di approfondimento. Altro tema di discussione e con valutazioni diversificate è la impraticabilità dell'ipotesi di "due stati per due popoli" e l'affacciarsi dell'ipotesi di uno Stato Unico (binazionale, confederale etc.) per tutti coloro abitano sul territorio della Palestina storica e che le Nazioni Unite nel 1947 divisero tra palestinesi e israeliani con confini sostanzialmente diversi da quelli imposti successivamente con la forza militare.

Per molti autori la realtà sul campo dice che si è quasi compiuto il sogno sionista di impossessarsi di tutta la Palestina scacciandone ben oltre la metà degli abitanti cui viene negato il diritto al ritorno (pur riconosciuto ufficialmente dall’ONU con la nota Risoluzione 194 del 1948).

Il libro e il convegno non hanno la pretesa di esaurire la discussione sull’argomento. Nelle intenzioni – dopo anni di pesante silenzio, anatemi o autocensure – esso intende però avviare una controffensiva politica e culturale decisamente critica verso il sionismo nell’opinione pubblica italiana, ed anche nella parte più avanzata delle comunità ebraiche in Italia e in Israele che pure hanno contribuito al convegno e alla realizzazione del libro. La pubblicazione è stata dedicata al giornalista de Il Manifesto Stefano Chiarini scomparso nel 2077 mentre era in discussione l'organizzazione del convegno.


Note:

Il libro "Palestina: una terra cancellata dalle mappe" (edizioni Rinascita, 268 pagine, 13 euro) contiene gli interventi di: Mila Pernice, Gustavo Pasquali, Miryam Marino, Cinzia Nachira, Wasim Dahmash, Stefania Limiti, Kutaiba Yunis, Maurizio Musolino, Sergio Cararo, Michael Warschavski, Jeff Halper, Bassam Saleh, Silvano Falessi, Martina Pignatti, Michel Giorgio, Paola Canarutto, Giorgio Forti, Fawzi Ismail, Vera Pegna, Nicholas Shahshani, Marco Benevento, Collettivo Autoganizzato Universitario di Napoli, Brigate di Solidarietà e per la Pace, Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese di Pisa. Inoltre ci sono contributi di Stefano Chiarini, Maurizio Matteuzzi, Danilo Zolo, Tariq Ali, Mauro Manno, Brian Klugg e alcune pagine di testimonianze fotografiche, di bibliografia e sitografia.

clicca qui per la locandina

venerdì, giugno 11, 2010

Dr. Drer & CRC Posse - In Sa Terra Mia

Da “s’arruga de Casteddu ‘e bàsciu” di Drer e la Crc, alle streets romane degli Assalti Frontali, passando per “sas carrelas de Siniscola” di Tzoku. L’ultimo CD di Drer & CRC Posse “In sa terra mia” ha un suono autentico e “militante”, con un linguaggio immediato e “fuori dai denti” carico di impegno sociale, con testi in limba campidanese. Questo è un lavoro maturo verace gustoso e succoso come le arance de Santu Sparau, che si insinua nei pertugi delle coscienze, con atmosfere che recano in se il corteo festante de “Sa Festa Manna”, sotto l’occhio attento degli agenti della “pulima” infiltrati in ogni dove, magari figli degli operai cassintegrati o nipoti di coloro che, nel Carso, hanno difeso lo Stato, che oggi ti vessa e ti spia, sempre attenti a “is tròdius” della meglio gioventù isolana.
Posse della vecchia scuola dei primi anni ‘90, già da allora con soundsystem al seguito nelle manifestazioni, quando il suono hip hop e la sua filosofia di vita (graffiti compresi) faceva finalmente capolino nell’italietta della prima repubblica già stanca ma assuefatta di chi allora corrompeva e che oggi, riciclato, complice del nuovo ordine mondiale esportatore di “democrazia”, destruttura le leggi e la Costituzione al proprio servizio.
Posse che già allora sparava versi in rima nella variante campidanese, con “arrepadoris” come “is cantadoris” di palco, che riportavano i fatti e stralci di cultura, nemici del regime e per questo censurati e bloccati nel ventennio. Posse oggi come allora nel vortice di una censura che impedisce la “conoscenza”. Perché oggi come ieri “Nel grande Stato italico è vietato criticare quei predicatori che vogliono negare, proibire un diritto civile elementare, e se li contesti sei tu il criminale”, mentre “criminali siete voi, e lo dite sempre a noi, perché critichiamo voi … (“Ma che colpa abbiamo noi”).
Posse sempre alla ricerca delle proprie radici, is arreixinas che sostengono un Popolo e che, nonostante tutto, r-esiste. Posse dipinta con le fantasie policrome del reggae e ragamuffin, con suoni riverberati dub e musica del “mondo”. Posse che “In Sa Terra Mia” cura i suoni e li condisce sapientemente, anche con inserti radiofonici di Radio Press quella che, negli anni 70, sarebbe stata definita radio libera, in perfetta sintonia con l’album perché questa è la Sardegna viva, vera, che si mobilita e si indigna contro “sa classi isfrutadora”, il sacco delle coste, lo scempio di Tuvixeddu, le basi militari.
Drer e questa Posse, col suo seguito, è “l’altra” Isola contro “is meris” e, ovviamente, contro i servi, tzeracus, dei viceré di turno sempre in attesa di briciole cadute dalle tavole dei potenti.
Un suono pulito e ben curato, con gradite incursioni nel sound bristoliano dei Massive Attack nella terza track “In sa terra mia”, dove la voce calda e convincente, alla Raiz, di Enzo Saporito (Kenze Neke/Tzoku) trasmette sensazioni forti perché “in sa terra mia callentat su soli dònnia dii”. Azzecatissima la collaborazione con Militant A e Pol G (Assalti Frontali) in “Pulima”, brano danzereccio e potente che farà certamente scaldare le piazze sarde nelle serate estive.
Non mancano ballate popolari anni 60/70 come “Quella sera a Milano” o il brano “denuncia” “Signor Giuseppe” a suggellare l’impegno sociale e politico della Posse, (se mai ci fossero stati dubbi).
Disco quindi convincente grazie alla bravura di Alex P nell’apparecchiare suoni effetti e “scarràffius”, alla calda voce di Giorgia ed agli inserti di Bachis alla tromba, che arricchiscono il disco e lo introducono a pieno titolo nel panorama musicale dei gruppi indipendenti.
Saludi e trigu .

lunedì, ottobre 26, 2009

Gerusalemme si prepara alla terza Intifada


Gerusalemme si prepara alla terza Intifada
Roberta Zunini (da "Il Fatto Quotidiano" del 25/10/2009)

Pochi giorni fa, arrivati al checkpoint di Qalandia –che, dopo la costruzione del muro, è l’accesso a Gerusalemme Est per la maggior parte dei cisgiordani, sempre che siano dotati di permesso d’ingresso israeliano –ci accolgono spari e grida.
In pochi secondi, assieme a decine di lavoratori della West Bank –gente che ogni mattina si mette in fila per ore tra metal detector, cancelli e prelievo delle impronte digitali –ci ritroviamo a correre per sfuggire ai lacrimogeni e alle bombe sonore, sparati dai soldati israeliani nascosti dietro a grossi sacchi.
Io mi infilo in una strada e trovo Abas e Tarseen che raccolgono dei sassi, altri ragazzi li stanno già lanciando.
Tarseen prima di tirare la pietra che stringe in pugno, dice che è una risposta alla polizia israeliana che da giorni impedisce agli uomini di entrare nella moschea di Al Aqsa a pregare e per quanto lo riguarda è anche una reazione agli sfratti e alle demolizioni delle case di palestinesi in corso a Gerusalemme Est.

“So che è una protesta inutile ma non riesco a stare a guardare e basta”, urla.“Gli ebrei devono smetterla di entrare nella spianata. Sono loro i provocatori. Non abbiamo iniziato noi. La Moschea è il nostro posto, loro hanno il Muro del Pianto, vengono sulla spianata solo per umiliarci”.
Con un fazzoletto sulla bocca prende la rincorsa.
La pietra, prima di lui, entra e scompare nell’aria fumosa.
Nel frattempo un altro ragazzo li raggiunge per avvisarli che nel campo profughi Shu’fat, sempre a Gerusalemme Est, un soldato israeliano è stato accoltellato forse per le stesse ragioni che hanno scatenato le sassaiole e sono in corso numerosi arresti tra i rifugiati dal ’48.

Proviamo ad andarci ma la zona è stata sigillata.
“Non si accede”, dice un soldato israeliano.
Da circa un mese l’asticella che segnala il livello di frustrazione, soprattutto a Gerusalemme Est, sembra essere arrivata alla tacca più alta e la rabbia è ormai pronta.
La questione religiosa è solo una delle cause. L’umiliazione subita dai palestinesi di Gerusalemme, costretti a mostrare i documenti a polizia e soldati israeliani ogni volta che intendono entrare nella Moschea di Al Aqsa a pregare, è palese nei loro sguardi più che nei discorsi.
Con i poliziotti in assetto antisommossa ed i militari armati è meglio non discutere animatamente.
I controlli servono respingere i fedeli con meno di 50 anni.
La restrizione anagrafica è iniziata dopo che circa duecento fedeli si sono barricati nella Moschea (a quando Israele ha occupato nel 1967 Gerusalemme Est, i palestinesi non possono rimanerci durante la notte) per difenderla da nuove irruzioni di ebrei ultraortodossi e coloni.
La settimana precedente un gruppo era entrato provocatoriamente nella spianata correndo recitando ad alta voce versi della Torah mentre i palestinesi stavano pregando; un’iniziativa deprecata anche dai grandi rabbini.
“Siamo nati e viviamo a Gerusalemme Est, le nostre famiglia sono qui da molte generazioni, ma gli israeliani dopo averci occupato ci esasperano facendoci sentir e pericolosi intrusi costretti ad esibire la blu Id ormai anche per andare a pregare in Moschea di venerdì”, dice un medico di 48 anni appena respinto da polizia e militari con l’anziana madre al suo braccio.
La carta blu è il documento che viene rilasciato dal Ministro degli Interni israeliani ai gerosolimitani palestinesi identificandoli come residenti temporanei.
Tanti gerosolimitani palestinesi hanno problemi anche a causa del muro, che di fatto ha ridisegnato i confini di Gerusalemme Est.
Ci sono quelli che, dato il suo percorso zigzagante, sono finiti dentro la municipalità di Gerusalemme, senza però vedersi accordata la residenza, altri invece sono finiti fuori dalla municipalità come gli abitanti di Ram, un villaggio che prima della costruzione della barriera, si trovava sul confine della municipalità di Gerusalemme Est.
Si tratta di un meccanismo Kafkiano anche quello del rilasci dei permessi di costruzione.
“E’ evidente che si costruisca abusivamente se i permessi non vengono accordati”, spiega Sarit Michaeli, portavoce di B’selem, una delle più note associazioni israeliani per la difesa dei diritti umani.
“E quando i permessi non vengono rilasciati è gioco facile che i palestinesi vengano sfrattati, le loro case demolite od occupate dai coloni.
Queste persone però un tetto lo devono avere.
E’ un circolo vizioso.
L’intento persecutorio è evidente soprattutto se paragonato ai progetti di espansione e costruzione di nuovi insediamenti ebraici nella zona di Valaja, sempre a Gerusalemme Est. Tutto questo sta rendendo la situazione di Gerusalemme Est molto fragile”.
“Per come sono andate le cose e per come stanno andando, non credo alla fattibilità dei due stati separati ed indipendenti.
A causa del fantasma demografico, del timore che i palestinesi diventino più numerosi degli ebrei, Israele porta avanti una politica di giudeizzazione dei territori occupati e soprattutto di Gerusalemme Est che una volta abitata da una maggioranza di ebrei non potrà certo diventare la capitale di uno Stato palestinese”, sottolinea Meir Margalit, assessore comunale e coordinatore dell’Icahd, il comitato israeliano contro le demolizioni di case palestinesi.