venerdì, giugno 11, 2010

Dr. Drer & CRC Posse - In Sa Terra Mia

Da “s’arruga de Casteddu ‘e bàsciu” di Drer e la Crc, alle streets romane degli Assalti Frontali, passando per “sas carrelas de Siniscola” di Tzoku. L’ultimo CD di Drer & CRC Posse “In sa terra mia” ha un suono autentico e “militante”, con un linguaggio immediato e “fuori dai denti” carico di impegno sociale, con testi in limba campidanese. Questo è un lavoro maturo verace gustoso e succoso come le arance de Santu Sparau, che si insinua nei pertugi delle coscienze, con atmosfere che recano in se il corteo festante de “Sa Festa Manna”, sotto l’occhio attento degli agenti della “pulima” infiltrati in ogni dove, magari figli degli operai cassintegrati o nipoti di coloro che, nel Carso, hanno difeso lo Stato, che oggi ti vessa e ti spia, sempre attenti a “is tròdius” della meglio gioventù isolana.
Posse della vecchia scuola dei primi anni ‘90, già da allora con soundsystem al seguito nelle manifestazioni, quando il suono hip hop e la sua filosofia di vita (graffiti compresi) faceva finalmente capolino nell’italietta della prima repubblica già stanca ma assuefatta di chi allora corrompeva e che oggi, riciclato, complice del nuovo ordine mondiale esportatore di “democrazia”, destruttura le leggi e la Costituzione al proprio servizio.
Posse che già allora sparava versi in rima nella variante campidanese, con “arrepadoris” come “is cantadoris” di palco, che riportavano i fatti e stralci di cultura, nemici del regime e per questo censurati e bloccati nel ventennio. Posse oggi come allora nel vortice di una censura che impedisce la “conoscenza”. Perché oggi come ieri “Nel grande Stato italico è vietato criticare quei predicatori che vogliono negare, proibire un diritto civile elementare, e se li contesti sei tu il criminale”, mentre “criminali siete voi, e lo dite sempre a noi, perché critichiamo voi … (“Ma che colpa abbiamo noi”).
Posse sempre alla ricerca delle proprie radici, is arreixinas che sostengono un Popolo e che, nonostante tutto, r-esiste. Posse dipinta con le fantasie policrome del reggae e ragamuffin, con suoni riverberati dub e musica del “mondo”. Posse che “In Sa Terra Mia” cura i suoni e li condisce sapientemente, anche con inserti radiofonici di Radio Press quella che, negli anni 70, sarebbe stata definita radio libera, in perfetta sintonia con l’album perché questa è la Sardegna viva, vera, che si mobilita e si indigna contro “sa classi isfrutadora”, il sacco delle coste, lo scempio di Tuvixeddu, le basi militari.
Drer e questa Posse, col suo seguito, è “l’altra” Isola contro “is meris” e, ovviamente, contro i servi, tzeracus, dei viceré di turno sempre in attesa di briciole cadute dalle tavole dei potenti.
Un suono pulito e ben curato, con gradite incursioni nel sound bristoliano dei Massive Attack nella terza track “In sa terra mia”, dove la voce calda e convincente, alla Raiz, di Enzo Saporito (Kenze Neke/Tzoku) trasmette sensazioni forti perché “in sa terra mia callentat su soli dònnia dii”. Azzecatissima la collaborazione con Militant A e Pol G (Assalti Frontali) in “Pulima”, brano danzereccio e potente che farà certamente scaldare le piazze sarde nelle serate estive.
Non mancano ballate popolari anni 60/70 come “Quella sera a Milano” o il brano “denuncia” “Signor Giuseppe” a suggellare l’impegno sociale e politico della Posse, (se mai ci fossero stati dubbi).
Disco quindi convincente grazie alla bravura di Alex P nell’apparecchiare suoni effetti e “scarràffius”, alla calda voce di Giorgia ed agli inserti di Bachis alla tromba, che arricchiscono il disco e lo introducono a pieno titolo nel panorama musicale dei gruppi indipendenti.
Saludi e trigu .

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